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				<title>Positive Wave Recordz : News</title>
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				<description>Sito dell'etichetta musicale indipendente PositiveWaveRecordz - a cura del CSOA Crocevia di Alessandria</description>

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				<copyright><hr style="width: 60%;"/>I contenuti di questo sito sono rilasciati sotto licenza<a href="http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/deed.it" rel="external"> Creative Commons BY-SA 3.0</a></copyright>
				<managingEditor>Administrator - positivewaverecordz@nospam.com</managingEditor>
				<webMaster>positivewaverecordz@nospam.com</webMaster>
				<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 05:14:36 +0200</pubDate>
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				<title>Search</title>
				<description>Search Positive Wave Recordz</description>
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						<title>La musica indipendente si toglie il bavaglio</title>
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<description><![CDATA[Incursione in centro della PositiveWaveRecordz]]></description>
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<author>vir_db&lt;marco.bertorello@nospam.com&gt;</author>
<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 13:26:48 +0100</pubDate>
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						<title>Positivewave Recordz on the street</title>
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<description><![CDATA[Dopo un mese di lavoro underground per riuscire a settarci e ad organizzarci e dopo un mese di prove intense e di concerti, i gruppi, gli mc, i dj della "positive" lanciano una nuova assemblea per discutere di come riuscire a non essere solo luogo di creazione libera e indipendente, ma di come riuscire ad usare il linguaggio della musica per parlare in città. Non vi può essere libertà artistica finche le passioni i sentimenti e la voglia di mettersi in discussione vengono messi sott'attacco da siae e dalle etichette discografiche: ora basta! Per questo sfidando ogni imposizione che tappa le ali agli artisti abbiamo deciso di autoprodurci,per questo abbiamo deciso di condividere e diffondere  le nostre produzioni, per questo abbiamo deciso di non pagare la siae durante i nostri concerti, per questo riempiremo di suoni e colori le vie di un'Alessandria che rischia di soffocare sotto un cielo sempre piu' grigio che ti fa sentire solo rumori chiusi e ovattati.Noi saremo mille suoni che attraverseranno la città per dire che la musica non è solo buisiness ma valori, come l'antirazzismo,la solidarietà e la libertà........ Venerdi 3 dicembre ore 16  al CSOA Crocevia, Assemblea pubblica, aperta a tutti i gruppi, i dj, gli mc che pensano che musica non sia solo buisness ma passione e comunicazione. E ricordatevi: la tranquillità è importante, ma la libertà è tutto...........   SALA PROVE aperta tutti i giorni dal lunedi al venerdi dalle 15 alle 19 e la sera  il lunedi il mercoledi e il giovedi dalle 21 alle 23  <strong class='bbcode bold'>PER SUONARE......UN EURO PUO' BASTARE</strong>]]></description>
<comments>http://www.pwrz.org/comment.php?comment.news.8</comments>
<author>bendo&lt;cinque_b@nospam.com&gt;</author>
<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 13:03:57 +0100</pubDate>
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						<title>Il rap al tempo della crisi</title>
<link>http://www.pwrz.org/news.php?item.4.4</link>
<description><![CDATA[<a href="/e107_images/newspost_images/bnpadova.jpg" rel='shadowbox'><img style="border: 0px solid black; width: 214px; height: 142px; float: none;" src="http://www.pwrz.org/e107_images/newspost_images/bnpadova.jpg" alt="bnpadova.jpg" /></a><br />Ieri ricevo un sms amico che mi dice: i Club Dogo hanno fatto un rap in cui ti mandano “affanculo”. Vado ad ascoltare la canzone su Youtube e trovo questo turpiloquio che mi riguarda e che un po’ fa ridere e un po’ mette tristezza. Si chiama “XL Rockit dissing”.<br />Non me l’aspettavo perché arriva a freddo. Rifletto qualche secondo in silenzio, poi penso che nel mondo del rap la polemica è sale e può diventare crescita collettiva se indirizzata in un verso positivo. Così scrivo queste righe per il movimento.<br />Dei tre componenti dei Club Dogo, è Gue Pequeno (spalleggiato da Dj Harsh, sedicente promoter di concerti al Leoncavallo), che si prende la briga di offendere  in modo diretto ed esplicito me, femministe e giornalisti che si azzardano a criticarli. Il loro problema con me, in particolare, nasce da un articolo apparso sulla rivista “XL” di giugno. Una lunga intervista uscita anche in versione video (richiesta e organizzata dalla loro casa discografica), in cui in veste di “inviato” domandavo loro il perché di alcuni “rumors” che girano nella scena dei centri sociali, in particolare il linguaggio sboccato dei loro testi riguardo le donne spesso definite “troie” e il fatto che il massimo della vita nel loro immaginario è “pippare cocaina”. In tutto l’articolo faccio spiegare liberamente cosa pensano e alla fine mi prendo la libertà di scrivere un paio di righe di mio pugno riguardo il fatto che un rapper, a mio avviso, in quanto comunicatore deve sentire la responsabilità di quello che dice.<br />“Si è fatto tardi ed è ora di ripartire. Mentre vado non posso non pensare alla piazzetta sopra il centro commerciale vicino a casa mia dove i ragazzi sentono le canzoni dei Club Dogo sui loro cellulari. Convinti di essere ribelli, ma schiavi. Ribelli schiavi. Dei soldi, dei vestiti, dell’idea che rimbalza da tutti i cartelloni e le televisioni che la donna sia una merce come le altre. Schiavi della coca. Schiavi a vita. Io un po’ di responsabilità me la sento, soprattutto per i più deboli e soli. Cioè quasi tutti. Ma spira un vento forte e contrario”. Questo è quanto.<br />Invece di ringraziarmi per essermi sbattuto a Milano (su loro invito) per incontrarli, dopo 4 mesi di silenzio, all’improvviso, mi ritrovo offeso in pubblico da questi galantuomini. Non è solo un problema di insulti, è che sento aleggiare una sorta di violenza intimidatoria nel loro fare. Che pensare? Che chi entra in un nido di vipere non può che uscirne in qualche modo morso. Certo. E poi? Molti mi dicono di lasciar perdere, ed è quello che farò, ci sono cose più importanti nella vita di queste cazzate. Non risponderò con altre offese, né con imboscate alla Tupac Shakur, né con una riconciliazione per tornare a mangiare anche una volta alla stessa tavola. Ma tengo a precisare un paio di cose.<br />Il problema è capire da che parte stiamo. La nostra condizione di precari a vita è stressante e bisogna pensare e ripensare sempre a quello che si fa e si dice. Perché possiamo finire in una guerra tra poveri oppure organizzare un sentire comune. A noi tutti la scelta. I Club Dogo dicono che Militant A è di Famiglia Cristiana perché faccio la morale e posso andare a fare in culo, ma la mia unica religione è quella di difendere il debole. E su questo non si transige. Nelle strade del nostro paese è in corso una caccia al diverso che si materializza con teste spaccate, accoltellamenti, incendi di locali omosessuali e di centri sociali. Nessuno può pensare di esserne estraneo nel degrado culturale in corso. La fobia dei Gay, del cazzo nel culo, degli insulti ai froci, passa dai camerati a Papa Ratzinger alle battute dei rapper e legittima mani assassine. E questo per me non passa.<br />Io combatto il potere nelle sue mille forme odiose. E non sono quello che parla e basta. Se parlo di Carlo Giuliani nei miei concerti è perché stavo davvero a Genova in quei giorni a fianco a lui. Se parlo di comunità che resistono è perché ci vado davvero davanti alla base americana di Vicenza con i No dal Molin, o in Val di Susa a difendere le montagne dal business dell’alta velocità. Se parlo di droghe è perché so che vuol dire diventare tossici da cocaina. E se abbiamo occupato i centri sociali negli anni ’80 (dove tutti i rapper e i gruppi musicali cominciarono ad esibirsi) fu per dire: “No eroina”. Se parlo di chance nella vita la occupo davvero la scuola pubblica per difenderla dai capitali privati.<br />Questa è la realtà di Assalti Frontali. La nostra vita. Se dovessimo incontrarci su queste strade, cari galantuomini del ‘2000, benvenuti, ci berremo un bicchiere insieme. Altrimenti dimenticate il mio nome. E cercate un altro nemico. Io sto in un altro gioco.]]></description>
<comments>http://www.pwrz.org/comment.php?comment.news.4</comments>
<author>vir_db&lt;marco.bertorello@nospam.com&gt;</author>
<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 17:54:34 +0200</pubDate>
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						<title>La potenza del Rap</title>
<link>http://www.pwrz.org/news.php?item.3.4</link>
<description><![CDATA[<a href="/e107_images/newspost_images/rap.jpg" rel='shadowbox'><img style="border: 0px solid black; width: 100px; height: 120px; float: none;" src="http://www.pwrz.org/e107_images/newspost_images/thumb_rap.jpg" alt="thumb_rap.jpg" /></a><br />Era maggio del 2006 e mi trovavo nel letto di un grigio ospedale con le gambe che mi stavano impazzendo ed io che non riuscivo minimamente a capire che cosa mi stesse succedendo. Ricordo benissimo che prima di trasferirmi da casa all’ospedale mi portai dietro il pc e le cuffie, nella convinzione che avrebbero potuto tenermi un po’ di compagnia. Qualche sera prima avevo scaricato dalla rete “Mi sa che stanotte” nuovo album fresco fresco di uscita degli Assalti Frontali. Credo che sia stato Andrea a mettermi il pallino degli Assalti, a farmeli ascoltare, apprezzare, amare. Erano gli anni del movimento no global, Hsl il primo album che ho ascoltato, percorrendo poi un viaggio a ritroso fino all’Onda Rossa Posse e Batti il tuo Tempo.<br />Tornando a quelle giornate di Maggio, man mano che passavano i giorni le cose mi si facevano più chiare e alternavo momenti di sconforto a momenti di risate isteriche, saranno stati gli psicofarmaci con cui mi avevano imbottito a mia insaputa quei medici stronzi. La colonna sonora di quei giorni, le canzoni di Mi sa che stanotte, ascoltate e riascoltate decine di volte fino ad impararle a memoria. Ricordo che la cosa che mi lasciava esterefatto era che come al solito le canzoni degli Assalti sembrava parlassero della mia e della nostra vita e sembravano dirmi di resistere facendomi pensare alla meravigliosa vita con i miei fratelli e le mie sorelle. Quasi che facessero parte del nostro centro sociale, che con noi avessero condiviso sogni, delusioni, speranze e emozioni. In realtà non avevano neppure ancora suonato da noi, ma le nostre strade si erano incrociate diverse volte in giro per l’Italia alle tante manifestazioni da Genova in poi.<br />Il punto credo che stia proprio qui, un rapper racconta la realtà che vive, quella che vorrebbe cambiare, i sogni di cui è parte, la sua vita quotidiana. Gli Assalti da buoni ragazzi di strada del movimento raccontano questo e sono la costante colonna sonora delle sue strade tortuose.Legittimamente altri, sempre ragazzi di strada, raccontano la loro di verità. Quella fatta della cocaina che gira dappertutto e come fare a dargli torto, quella della “sgrilla”, pensiero fisso e costante dei ragazzi “normali” (gli altri sono semplicemente i froci), quella della violenza di strada come unica regolatrice delle relazioni sociali. Che questa sia la realtà che incontriamo nei nostri quartieri non ho dubbi, ma ho il diritto di urlare che mi fa schifo e cerco in tutti i modi di cambiarla. Ci si può limitare ad osservare la realtà ed esserne parte, oppure fare qualcosa perché questa realtà la si possa cambiare insieme, si possa costruire qualcosa di altro e diverso. Quando le sostanze non riesci più a dominarle e sono loro a dominarti non sei un ribelle, quando hai rotto la faccia a quello che ha squadrato la “tua” ragazza non sei un grande, quando l’apparire conta più del tuo essere sei esattamente come quelli che disprezzi.<br />Ribelli schiavi, mai definizione mi è sembrata più appropriata. Intanto in questi anni, da Genova in poi, di strada ne abbiamo fatta e la nostra strada si è spesso incrociata con ll rap. Dalla Sabotaggio, progetto hip hop nato all’interno del Crocevia ai tanti concerti organizzati, fra cui parecchi con gli Assalti, tornati da noi di recente per una pomeridiana contro lo sgombero. Che dire, a prescindere da quello che cantano sono sempre stati meravigliosi, umanamente innanzi tutto. Me li ricordo a fare freestyle coi ragazzini della Sabotaggio, avere sempre il sorriso sulle labbra anche se le cose magari non erano andate benissimo. Queste righe non sono una difesa di ufficio, Luca ha risposto alla grande, probabilmente nel modo più utile a tutti, cercando di fare aprire una discussione. Io personalmente vado ripetendo da un po’ di mesi (tanti compagni ne sono testimoni) che vivendo in mezzo alle barbarie non dobbiamo credere di esserne immuni, non dobbiamo credere che in quanto compagni siamo migliori. In fondo affrontare questa discussione sul rap significa anche parlare di noi stessi, della nostra vita, dell’omofobia, del sessismo e della misoginia che tanto detestiamo ma da cui non siamo immuni. Questa battaglia culturale ha bisogno di alleati, di linguaggi che aiutino a sconfiggere la prepotenza, di valori dati per sconfitti che riescano ad affermarsi. In questo e per questo la storia e il presente del rap di Assalti è un alleato più potente di tante iniziative pubbliche e discussioni. Altri rap sono semplicemente la descrizione di una realtà immutabile per quanto disprezzabile. Una realtà che noi quotidianamente, giorno dopo giorno cerchiamo di cambiare. D'altronde la tranquillità è importante ma la libertà è tutto. Frase che mi sembra di aver già ascoltato da qualche parte…<br />*Csoa Crocevia Alessandria]]></description>
<comments>http://www.pwrz.org/comment.php?comment.news.3</comments>
<author>vir_db&lt;marco.bertorello@nospam.com&gt;</author>
<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 17:45:39 +0200</pubDate>
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